La propensione alla guerra

La costruzione del nemico

Il keynesismo militare ha bisogno di una giustificazione politica. Nessun governo può dire ai propri cittadini: “aumentiamo le spese militari perché il nostro settore auto è in crisi”. Ha bisogno di un nemico. La costruzione del nemico è dunque una funzione sistemica, non una semplice menzogna propagandistica: è il dispositivo ideologico che rende possibile la trasformazione della spesa bellica in consenso popolare. Il nemico viene costruito attraverso una narrazione che ha struttura quasi sempre identica: c’è un aggressore esterno che minaccia “i nostri valori”, c’è una vittima con cui identificarsi, c’è una urgenza che non ammette riflessione, c’è un appello alla solidarietà che silenzia il dissenso. Chi mette in dubbio la narrativa del nemico diventa immediatamente sospetto: è un “fiancheggiatore”, un “putiniano”, un “disfattista”.

Il caso europeo Nel contesto europeo attuale, la guerra in Ucraina ha fornito il nemico perfetto: la Russia di Putin è oggettivamente responsabile di un’aggressione militare che ha devastato un paese sovrano. E’ in buona parte falso. Ma la domanda da fare — la domanda che il keynesismo militare impedisce di fare — è: questa tragedia reale sta venendo utilizzata strumentalmente per giustificare un riarmo europeo che risponde a interessi economici e geopolitici ben precisi? La risposta onesta è: sì, in larga misura. La NATO aveva promesso di non espandersi verso est. Ha violato quella promessa sistematicamente. La russia ha abboccato all’amo e da corsol’invasione. La costruzione del nemico era fatta. Parte la banda della narrazione che c’è un invasore e un invaso. E’ impossibile qualsiasi analisi delle cause profonde del conflitto. MECCANISMI DI COSTRUZIONE DEL NEMICO 1. Personalizzazione: il conflitto diventa scontro tra un eroe e un villain. 2. Decontestualizzazione: la storia che precede l’aggressione viene cancellata. 3. Moralizzazione: la questione geopolitica diventa questione etica (bene vs male). 4. Silenziamento del dissenso: chi analizza le cause viene accusato di “giustificare” l’aggressore. 5. Urgenza permanente: non c’è mai il momento giusto per riflettere. Il dispositivo funziona anche quando il nemico cambia. Ieri era l’URSS, poi il terrorismo islamico, oggi la Russia, domani probabilmente la Cina. Il nemico è variabile, la funzione è costante: legittimare la spesa militare, unificare il consenso interno, silenziare il conflitto sociale.

La sorveglianza privatizzata: Palantir e l’intelligenza che non serve i cittadini C’è un aspetto della “sicurezza” europea che il dibattito sul riarmo sistematicamente rimuove: chi ci sorveglia, e per conto di chi? La risposta è imbarazzante quanto necessaria. Palantir Technologies — azienda fondata con finanziamenti iniziali della CIA attraverso In-Q-Tel, oggi quotata al NYSE — gestisce contratti di analisi dati e sorveglianza con numerosi governi europei, servizi di intelligence nazionali, eserciti e polizie. Ha contratti attivi in Regno Unito (NHS incluso), Germania, Francia, Danimarca. Il suo sistema Gotham è lo stesso che ha trasformato la targeting intelligence nel conflitto in Ucraina, riducendo i tempi di identificazione dei bersagli da giorni a minuti. Il paradosso è politicamente esplosivo: l’Europa che si riarma “per la propria sovranità” lo fa affidando le proprie infrastrutture di intelligence a una società privata americana, fondata con capitali dei servizi segreti statunitensi. Palantir non è un fornitore neutro: è un attore geopolitico che ha accesso strutturale — non occasionale — ai dati operativi dei sistemi militari e di polizia di mezza Europa. La NSA, dopo lo scandalo Snowden, almeno era un’agenzia statale soggetta (in teoria) a controllo parlamentare. Palantir è una società per azioni quotata in borsa: i suoi obblighi sono verso gli azionisti, non verso i cittadini europei. Non solo ha surclassato la NSA per capacità di analisi predittiva: lo ha fatto senza le scomode limitazioni della legge pubblica. L’Europa che si riarma per la sovranità lo fa con occhi americani. Palantir vede ciò che i parlamenti europei non sono autorizzati a vedere.

Il cloud americano: quando il registro di classe passa da Virginia La dipendenza tecnologica dell’Europa dagli Stati Uniti non è una metafora politica: è un’infrastruttura fisica. I principali cloud provider — Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud — sono aziende americane soggette al Cloud Act (2018), che obbliga queste società a fornire dati alle autorità statunitensi su richiesta, indipendentemente da dove i dati siano fisicamente conservati. Il registro scolastico che l’insegnante apre ogni mattina, il semaforo intelligente che gestisce il traffico urbano, la cartella clinica ospedaliera, il sistema di prenotazione del trasporto pubblico: tutto questo, in larghissima misura, transita per server gestiti da società soggette alla giurisdizione americana. Non come ipotesi: come fatto tecnico e giuridico verificabile. Il GDPR europeo — presentato come scudo della privacy dei cittadini — si scontra strutturalmente con il Cloud Act: due regimi giuridici incompatibili, che convivono perché l’Europa ha scelto la dipendenza. Non per ingenuità, ma per convenienza economica di breve periodo e per la sistematica rinuncia a costruire un’infrastruttura digitale sovrana. Il progetto Gaia-X, annunciato nel 2019 come risposta europea, è rimasto sostanzialmente un documento politico: nel frattempo Amazon, Microsoft e Google hanno espanso le loro quote nel cloud pubblico europeo. La costruzione del nemico esterno — Russia, Cina — serve anche a distogliere l’attenzione da questa dipendenza che viene dall’interno del campo alleato. DATI: QUOTE DI MERCATO CLOUD GLOBALE (2024) Amazon Web Services: ~31% del mercato cloud globale. Microsoft Azure: ~25%. Google Cloud: ~11%. Totale big three USA: circa il 67% del mercato mondiale. Il segmento europeo non fa eccezione alla media globale. Tutti e tre soggetti al Cloud Act USA (2018): obbligo di consegna dati alle autorità americane su richiesta, ovunque i dati siano fisicamente conservati. Fonte: Synergy Research Group, Q4 2024.

I sistemi di sicurezza israeliani: quando la sorveglianza viene da un mercato senza etica C’è un terzo nodo che il discorso pubblico europeo rimuove con cura ancora maggiore: una quota significativa delle tecnologie di sicurezza urbana, sorveglianza di frontiera e sistemi biometrici installati in Europa proviene dall’industria della difesa israeliana. Aziende come Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems e IAI (Israel Aerospace Industries) hanno contratti attivi con diversi paesi europei per sistemi di controllo delle frontiere, droni di sorveglianza, tecnologie biometriche e sistemi di riconoscimento facciale. In Italia, i sistemi di sicurezza di alcune strutture sensibili — aeroporti, porti, istituzioni — sono forniti o co sviluppati con partner israeliani. Non è un segreto: è una scelta di acquisto pubblica, ma non dibattuta pubblicamente. Questa non è una questione di antisemitismo né di semplice antipatia geopolitica: è una questione strutturale e morale. Le tecnologie sviluppate da queste aziende sono state collaudate — nella realtà operativa, non nei laboratori — in Cisgiordania e a Gaza. Il sistema di sorveglianza biometrica di massa, i droni che tracciano i movimenti della popolazione civile, le tecnologie di targeting in contesti di occupazione militare: tutto questo viene poi re impacchettato nel lessico commerciale come “soluzione di sicurezza” e venduto a governi europei per le proprie frontiere, le proprie città, le proprie stazioni ferroviarie. Gaza come laboratorio, l’Europa come cliente. Il mercato è indifferente all’etica del contesto in cui i prodotti sono stati sviluppati. La sicurezza europea acquistata in Israele è sicurezza sperimentata su Gaza. Il laboratorio era la Striscia. Il cliente siamo noi. Il punto politico è preciso: un’Europa che costruisce la propria “sovranità difensiva” con sistemi di sorveglianza americani, cloud americani soggetti al Cloud Act e tecnologie di controllo israeliane collaudate in teatri di occupazione non sta costruendo sovranità. Sta costruendo dipendenza su tre livelli simultanei — tecnologica, informatica, strategica — mentre paga il conto in termini di bilancio pubblico, smantellamento del welfare e normalizzazione della militarizzazione dello spazio civile. La costruzione del nemico esterno, di cui si è detto, assolve anche questa funzione: distogliere lo sguardo da chi ci sorveglia davvero, e da chi abbiamo già consegnato le chiavi di casa.

CdR – Antonio Savino

Seguito dal numero precedente, Marzo 2026

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