Si calcola in circa mille miliardi di dollari il mercato dell’intelligenza artificiale, intrecciato a doppio filo con la speculazione finanziaria. Solo il mercato dei browser è valutato in 73,3 miliardi di dollari con un tasso di crescita stimato del 7% annuo. Pensate, cosa comporterà la sfida di OpenAI (produttore di chatGPT) verso Google, con la decisione della prima di aprire il browser web Atlas? sicuramente investimenti, commissioni, licenziamenti, assunzioni, partite diplomatiche, attacchi legislativi. E ancora, cosa rappresenta per il mercato gli Stati e le persone, l’impero di Warren Buffet che ne ha lasciato la guida a fine 2025 dopo 60 anni all’età di 95 anni? Partito da una società tessile in declino fino ad arrivare ad avere un conglomerato del valore di 1.200 miliardi di dollari con un portafoglio industriale che include assicurazioni, attività ferroviarie ed aziende manifatturiere come Fruit of the Loom. Lascia una liquidità di 381,7 miliardi di dollari ed un portafoglio azionario del valore di 283,2 miliardi di dollari. Che risvolti avrà nella vita di tutti noi l’accordo tra Nvidia e OpenAi, in cui la prima investirà nella seconda 100 miliardi di dollari per la costruzione di un data center mentre la seconda si impegna a riempire queste strutture con milioni di chip prodotti da Nvidia? Questi ed altri accordi tra le nuove compagnie informatiche, intrecci che travalicano muri frontiere ed ideologie, sono meno conosciuti ma fanno capire meglio i legami tra loro ed ogni potenza in sviluppo o imperialista. Si vanno formando degli oligopoli di una ristretta cerchia di padroni o fondi di investimento, interdipendenti e finanziati con accordi tra di loro, supportati dalla finanza speculativa. Altro che libero mercato, siamo sulla via monopolistica propria della “fase ultima dell’imperialismo”. Di tutto ciò gli Stati, se vogliono stare nel mercato mondiale e guadagnare per i propri borghesi e cittadini, ne hanno bisogno come l’aria. L’informatizzazione di massa, l’impiego dell’IA, avrà effetti negativi sul mondo del lavoro? Nell’immediato sicuramente, basti pensare al mercato statunitense dove gli annunci di ricerca personale si spostano verso ruoli più strategici e meno verso quelli con compiti standardizzati, produrre di più con meno personale è il leit motiv. La potenza di una grande ditta non passa più dal numero di lavoratori ma dall’efficienza tecnologica. I record registrati da S&P 500 (il più importante indice azionario statunitense che segue le 500 maggiori aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione) sono stati fatti contemporaneamente ad una diminuzione del 31% di richieste di lavoro. Gli asset finanziari nel mondo sono passati da essere uguali al PIL negli anni ‘70 cioè 10 bilioni a rappresentare, fatto 100 il PIL, 650 bilioni (n.b. Il bilione è un milione di milioni, cifre difficili sia a scriverle che immaginarle). Gran parte del rendimento del mercato azionario USA è concentrato su Google, Nvidia, Amazon, Microsoft, OpenAI e poche altre, il resto del mercato azionario, fatto di industria tradizionale, genera profitti relativamente modesti.
In piccolo tutto ciò accade anche in Italia. Lo spiega bene l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, nell’intervista rilasciata a “Repubblica” il 3 novembre 2025: “ Oggi l’IA è integrata in buona parte dei nostri sistemi di rete, nei data center, nei processi contrattuali, nel customer care, nei servizi digitali per cittadini, imprese pubbliche e amministrazioni. … una rivoluzione silenziosa da vivere ogni giorno, una leva di efficienza, qualità e sostenibilità…”. Tim usa algoritmi per anticipare i problemi cosi come per analizzare i comportamenti degli utenti e anticipare i rischi di abbandono del cliente proponendogli offerte personalizzate. Ma la partita strategica è sul fronte Enterprise: pronto un investimento di 200 milioni di euro tra il 2025 ed il 2027 per l’ampliamento della rete nazionale data center e un accordo con Perplexity, uno dei motori di ricerca più evoluti, per rendere l’AI generativa accessibile ad una platea più ampia. Intanto l’azienda italiana più quotata in borsa,Domyn, nel 2025 tocca quasi il miliardo di euro.L’ideologia e aspettativa di mercato dell’utente/cittadino è per tutto e subito: lo vedo nel virtuale e lo voglio in poco tempo nel reale. Il mercato ce lo abbiamo addosso e ovunque: in 10 anni gli utenti di acquisti online sono passati da 10 milioni a 35 milioni. Secondo una ricerca Netcomm/Netretail del 2025, per gli acquisti online viene usato per il 55% lo smartphone, il 40% il PC ed il 5% il tablet. Questi sono solo alcuni spunti sugli interessi e ricadute nella vita di tutti giorni che vengono generati dall’informatizzazione di massa. Di fronte a ciò la nostra risposta politica può veramente essere “non uso il cellulare” “boicottiamo i prodotti” “mi isolo sul monte?” Individualismo, consumismo, accettazione della coscienza algoritmica, accettazione che il virtuale è più reale del reale, interconnessi al mondo ma ancora più divisi ed egoistici. Pieni di paure anzichè pieni di speranza verso il nuovo. Ne dovremo riparlare, da un punto di vista materialista dialettico, di questa nuova filosofia da AI.Occorre creare un terreno su cui lavorare politicamente perchè il terreno del Capitale è troppo invasivo e accettato dai più. Occorre creare delle reti nei quartieri dove il reale bypassa il virtuale perchè ci si vede, ci si incontra, ci si parla non solo tra i soliti militanti. Per farlo occorre creare delle reti di comunità che partano dai bisogni reali o percepiti dalle persone, in cui tornare a conoscersi per quello che si è non per quello che si ha o tramite un avatar. La militanza diviene reale perchè la gente la può vedere tutti i giorni, non è solo urlata nella piazza o vista tramite social, la si insegna concretamente. Oggi le piazze (non dei presidi davanti alle fabbriche stiamo parliamo) sono diventate eventi mediatici perchè come premessa non c’è un lavoro politico vero, materiale tra le persone ma “solo” un evento tra i tanti da scrollare, un evento mediatico esaltato dal mondo virtuale finchè fà utenti, un mainstream dove i comunisti hanno poco o nulla di potere di “controllo” rispetto ai colossi informatici del Capitale. Non è essere contro le piazze, ma capirne i grandi limiti in questa fase ed il perchè l’energia “pratica” dei comunisti deve essere indirizzata per la maggior parte nel lavoro territoriale. Le reti di comunità sono diverse da quelle del secolo scorso perchè nascono da esigenze politiche diverse in un ambiente materiale diverso. Non sono fatte principalmente per assistenzialismo ma per creare ciò che non c’è, per giocare la partita in un campo “amico”.
Non dobbiamo essere avversi all’informatizzazione tout court, ricordiamoci che sono sviluppo di forze produttive e creano delle condizioni materiali sfruttabili anche da noi se sappiamo capirne l’uso che ne fà il Capitale, il loro ruolo nello sviluppo umano, le loro potenzialità in una società non basata sul profitto. Ma di che condizioni materiali fanno parte? Marx scrisse a Cafiero, dopo aver letto il suo “Compendio del Capitale”, una nota critica per cui non venissero messi in risalto alcuni concetti, il libro gli sembrava avesse: “…una lacuna apparente, e cioè la prova che le condizioni materiali necessarie alla emancipazione del proletariato sono spontaneamente generate dallo sviluppo dello sfruttamento capitalista.
(I dati sono stati presi da “M&F del Corriere della Sera”, “Sole24ore”, “Repubblica” durante i mesi di Novembre e Dicembre 2025; la lettera di Marx a Cafiero è del 29 Luglio 1879)
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