Anattã, resistenza e lotta alla guerra

Sabato 28 febbraio ho partecipato a un laboratorio con compagne e compagni di Bergamo,Varese e del centro Italia, tra Lazio e Marche, per discutere di precarietà, giustizia sociale esolidarietà tra chi vive condizioni simili. Riflettevamo su come il capitalismo contemporaneoassuma forme vicine a un neo feudalesimo, concentrando ricchezza e potere mentre lamaggioranza affronta insicurezza, debito e vincoli crescenti. Poi leggo la notizia di unattacco americano e israeliano contro l’Iran e mi chiedo quale impatto possa avere su di noi.Un noi concreto, fatto di persone che sopravvivono del proprio lavoro. Uso il verbosopravvivere con cognizione, perché l’Italia ha tra gli stipendi più bassi d’Europa e laquestione delle pensioni incombe. Ma restiamo sul presente, su ciò che si misura in bollette,inflazione, costo del credito e progressiva riduzione dei servizi pubblici. La guerra ciriguarda, entra nelle nostre case attraverso i prezzi dell’energia, l’aumento dei tassi, le sceltedi bilancio che spostano risorse dal welfare alla spesa militare.Gli interessi dei grandi fondi finanziari come BlackRock, Vanguard e State Streetattraversano questo scenario. Energia, debito pubblico, titoli di Stato, grandi aziendestrategiche finiscono dentro portafogli globali che orientano scelte industriali e prioritàpolitiche. Inflazione e costo del credito non cadono dal cielo, si collocano dentro equilibrifinanziari che privilegiano rendimenti e stabilità dei mercati rispetto ai bisogni sociali.In Italia i camerati della Meloni e i compagnucci del Partito Democratico possono differire neitoni, ma spesso convergono su vincoli di bilancio, sostegno alla militarizzazione,allineamento atlantico. Il dissenso viene criminalizzato.Penso allora al concetto di Anattā, nulla esiste in modo isolato, ogni vita e ogni decisione sicollocano dentro una rete di relazioni in continuo mutamento. Guerra, finanza, lavoro,politica ed economia si intrecciano e producono effetti materiali. Comprendere questainterdipendenza può aprire uno spazio di azione collettiva, ma non accade per magia. Lalibertà riguarda la capacità di distinguere tra alternative in base alle conseguenze e diapprendere nuove risposte. L’idea che esistano popoli buoni e popoli cattivi consola chi amale favole morali. L’essere umano diventa distruttivo o cooperativo in relazione ai contesti eagli incentivi. L’ambiente occidentale addestra alla convinzione che questo sistema sial’unico possibile, mentre chi prova a metterlo in discussione viene trattato come un ingenuoo un pericoloso sovversivo. I cultori del Bene e del Male possono continuare a dividersi ilmondo come in un fumetto, la realtà segue il denaro e i rapporti di forza.Seguire il petrolio aiuta più delle narrazioni epiche. La Cina importa grandi quantità digreggio e dipende in modo marcato dall’estero. Le forniture arrivano soprattutto da pochigrandi esportatori, con rotte concentrate e facilmente esposte a crisi regionali. Un cambio diassetto in Iran ridisegnerebbe equilibri e alleanze, ma la competizione sulle risorseresterebbe il nodo.Dentro questa cornice l’attacco all’Iran si inserisce in una competizione strategica più ampia.Colpire snodi energetici e rotte commerciali significa intervenire su un punto sensibiledell’economia globale. Le mosse diplomatiche e militari si comprendono meglio guardando ainteressi convergenti, controllo delle risorse, posizionamento nei mercati.La rappresentazione mediatica ovviamente contribuisce a spostare l’attenzione. Un quotidiano come la Repubblica può aprire con immagini di donne che ballano in strada inIran, notizia forse vera, forse amplificata, proposta come simbolo decisivo. Intanto però unascuola elementare femminile nella provincia di Hormozgan viene colpita da un attaccocongiunto di Stati Uniti e Israele, causando la morte di bambine e numerosi feriti. Ladifferenza tra propaganda mediatica e realtà resta evidente e crudele. La guerra uccide, lanarrazione spettacolarizza.Sul piano interno il conto arriva puntuale. Più spesa militare significa meno risorse perscuola, sanità, servizi territoriali. Il vincolo di bilancio diventa argomento tecnico percomprimere diritti sociali. Inflazione e costo del credito erodono redditi già bassi, mentre laprecarietà viene normalizzata. La guerra qui non appare ancora in uniforme, si manifestainvece nei capitoli di spesa, nei contratti, nei tagli.Anattā non rimanda a un vuoto astratto, nessuno esiste da solo, ogni identità si forma dentrorelazioni materiali e simboliche, dentro rapporti di forza e produzione. Spirituale non cometrascendenza o essenza immateriale ma come energia delle relazioni, forza che attraversacorpi, lavoro, conflitti e risorse, ciò che muove la vita concreta e produce effetti materiali.Ogni scelta modifica il campo comune e ogni azione ha conseguenze concrete sullecondizioni di vita di molti. La responsabilità collettiva nasce dall’analisi dei rapporti di forza edalla capacità di organizzarsi per trasformarli, non dalle buone intenzioni. Meno retorica, più lotta.

CdR – Maria Rosaria Fosforino

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